Gli sprechi della politica di Chiodi

Inviato su ott 18, 2013 in Comunicati | 0 commenti

L’opinione pubblica regionale e nazionale ha giustamente posto l’attenzione, negli ultimi anni, ai costi della politica, alle indennità, ai compensi dei consigli di amministrazione ed a tutte quelle spese che sono apparse davvero spropositate, soprattutto in un periodo in cui tutti, cittadini ed imprese, sono stati e continuano ad essere costretti a tirare la cinghia.

 
Ma peggio ancora dei costi della politica, soprattutto in termini di impatto sulla finanza pubblica, sono gli sprechi della politica.
Aver tolto dalla circolazione un direttore generale o un amministratore, attraverso la soppressione di enti come l’Arssa, l’Aptr o Abruzzo Lavoro, senza contestualmente reinquadrare i 300 lavoratori circa provenienti dagli enti disciolti, immettendoli negli organici della Regione Abruzzo senza nessuna forma di riorganizzazione degli uffici e dei servizi e senza nuovi inquadramenti – come denunciato a più riprese dalle organizzazioni sindacali – lasciandoli di fatto in moltissimi casi a “girarsi i pollici” perché, loro malgrado, impossibilitati a sapere esattamente cosa fare ed a rendere al massimo delle loro potenzialità, costituisce uno “spreco della politica” che da solo vale il costo di decine di Consigli di Amministrazione.
Magari un costo che non si vede, che non appare, ma che pesa sul bilancio della Regione Abruzzo e, più in generale, sull’efficienza del sistema economico regionale molto più di quanto pesasse prima il costo di n. 3 Amministratori (che, sia ben chiaro, comunque andavano eliminati).

 
Se Chiodi, al posto della Regione Abruzzo, avesse amministrato l’azienda di un cliente del suo studio di Commercialista, mai avrebbe consentito che fossero pagati 300 stipendi al mese, senza che tutti i lavoratori, dal primo all’ultimo, fossero posti nella condizione di rendere al massimo delle loro potenzialità.
Ma la gestione della Regione, per Chiodi, non deve essere economica, efficace ed efficiente, come la gestione di una azienda privata, anche perché le perdite della Regione non le paga un cliente del suo studio; le pagano i contribuenti abruzzesi, che anche per questo si accingono ormai a rimandarlo a casa.
Ora, quando da Bruxelles ci diranno di nuovo che la produttività del lavoro in Italia è la più bassa di tutta l’Eurozona, peggio anche della Spagna e della Grecia, gli diremo di rivolgersi direttamente a Chiodi.

Perché un’azienda, al pari di un qualsiasi organismo pubblico, funziona in tutte le sue componenti solo se chi la governa decide (o è capace) di metterla nelle condizioni di funzionare.
E Chiodi, in questi 5 anni, o ha deciso di non farlo; o non ne è stato capace.

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