Un crimine contro l’Abruzzo la gestione del servizio idrico integrato degli ultimi anni

Inviato su lug 17, 2013 in Comunicati | 2 commenti

La notizia dell’arresto dei vertici dell’ACA S.p.a. (la società partecipata dai comuni pescaresi che gestisce il servizio idrico integrato) giunge all’indomani dell’ennesimo rinvio del Consiglio Regionale sullo stato di salute degli impianti di depurazione regionali, disposta ieri per mancanza del numero legale. Ed aiuta a capire le cause del livello di inquinamento così elevato dei fiumi e del mare abruzzese.

Se gli appalti per le fogne di Pescara sono stati truccati, come pare emergere dall’inchiesta, potevano il fiume ed il mare di Pescara essere puliti e perfettamente balneabili? Certamente no!

L’inchiesta della Procura di Pescara – alla quale sento, da cittadino pescarese, di dover rivolgere il mio più profondo senso di gratitudine, per avere avuto la capacità di scoperchiare un enorme “verminaio” – rappresenta una goccia nel mare degli imbrogli colossali ed impuniti che hanno caratterizzato la gestione del settore.

Proprio ieri, rileggendo la relazione che avrei dovuto presentare al Consiglio Regionale, riflettevo sul fatto che il settore idrico abruzzese è stato rapinato in pochi anni della somma spaventosa di quasi 1 miliardo di euro! A tanto ammonta, infatti, la cifra sparita dal sistema, grazie a vere e proprie rapine poste in essere da amministratori spregiudicati o, nella migliore delle ipotesi, incompetenti ed incapaci che, con il loro sostegno o con la loro interessata compiacenza negli organi assembleari (assemblee dei sindaci), hanno consentito negli anni al sistema di prosperare e di rafforzarsi.

Duecento milioni sono i debiti dichiarati dalle società che gestiscono il servizio idrico integrato in Abruzzo, trecento milioni i crediti (quasi tutti falsi o comunque non più recuperabili) che iscrivono nei loro bilanci, trecento milioni il valore di beni patrimoniali che per legge le società non potrebbero iscrivere in bilancio (le reti e gli impianti sono beni demaniali ed indisponibili), ma che iscrivono ugualmente coprire altre debiti e centocinquanta milioni circa sono i debiti accumulati dalle gestioni degli ATO. Dunque, quasi un miliardo di euro letteralmente sparito, se si considera la penosa condizione in cui versano non solo le reti idriche, ma anche e soprattutto quelle fognarie e gli stessi impianti di depurazione.

Un miliardo di euro che, se speso correttamente, avrebbe potuto fare la fortuna dei nostri fiumi, del nostro mare e dell’economia di una intera regione. Ecco perché non esito a definire un crimine contro la comunità degli abruzzesi la gestione del settore degli ultimi anni; un crimine al quale hanno offerto il loro contributo, più o meno consapevole, tutti quelli che (alcuni Sindaci, in particolar modo), pur avendo il potere ed il dovere di controllare, hanno fatto gli struzzi e messo di continuo le teste sotto la terra.

Un solo esempio concreto tra i tanti possibili? Le assunzioni. Nel 2004 ero riuscito a far approvare dal Consiglio regionale d’Abruzzo una legge che anticipava di circa 8 anni quella recentemente approvata dal Parlamento, che prevede che le società pubbliche non possono fare assunzioni dirette, ma devono comunque rispettare le procedure previste per la pubblica amministrazione, inclusa evidenza pubblica e concorsi. Ebbene, da allora, nonostante questo divieto legislativo, sono state fatte decine o forse centinaia di assunzioni senza concorso, senza che nessuno tra quelli investiti del dovere di controllare aprisse bocca (magari perché beneficiato politicamente o a livello familiare da qualcuna di questa assunzioni).

Ora ho finalmente la sensazione che le cose possano cambiare e sono certo che questa inchiesta riuscirà a stimolare il lavoro delle altre procure abruzzesi ed a liberare una volta per tutte l’Abruzzo da da questo cancro.

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