Grande Pescara al palo. La legge c’è, ma non piace

grande pescaraDi seguito l’articolo a firma di Lorenzo Dolce, uscito oggi, 25 gennaio 2016, sul Centro.

 

PESCARA «Mancanza di coraggio e di visione, incapacità di guardare al futuro e zone interne che non vedrebbero di buon occhio la nascita di una città così grande». Carlo Costantini, presidente del Comitato promotore del referendum sulla Nuova Pescara – la città che dovrebbe nascere dalla fusione del capoluogo adriatico, di Montesilvano e di Spoltore – sintetizza così le ragioni che sono alla base della mancata costituzione della nuova realtà e parla di «violenza nei confronti dei cittadini, perché il comportamento omissivo di fatto si traduce nella negazione di un diritto». Il 64% dei votanti, all’election day del 25 maggio 2014, ha detto sì al progetto di fusione. Dall’11 settembre 2014, data in cui sono scaduti i sessanta giorni di tempi entro i quali, in base alla normativa, sarebbe stato possibile per il consiglio regionale approvare la legge sulla fusione, sono passati ormai 500 giorni. Le stime del Comitato, in difetto, parlano già di 21 milioni di euro persi, cui bisogna aggiungere le deroghe al patto di stabilità e tutti i ritorni indiretti persi per la mancata fusione. Fra le ragioni del sì al progetto della nuova città da 200mila abitanti, vi sono la possibilità di tagliare oltre 100 poltrone di politici e burocrati e mettere fuori gioco una parte consistente di coloro che «sino ad oggi hanno reso “medioevale” il livello di funzionamento della pubblica amministrazione»; quella di «recuperare, in soli 10 anni, 150 milioni di euro da destinare agli investimenti, all’occupazione o all’abbattimento delle tasse» e quella di «far nascere una grande metropoli del medio adriatico e creare le condizioni per rendere il nostro sistema territoriale nuovamente competitivo e capace di attrarre gli investimenti pubblici e privati». «A mio parere manca coraggio e non c’è visione», sottolinea Costantini, «quando invece c’è la necessità di continuare a galleggiare: lo stessa ragione per cui c’è la crisi in Italia. Incapacità di guardare al futuro». «Tra dieci anni», evidenzia il promotore del progetto, «saremo fusi per forza, perché un sistema di 8mila comuni non regge. Se non lo facciamo ora noi, ci costringerà qualcuno a farlo, ma a quel punto si saranno perduti i benefici, in parte legati anche alla capacità di abbreviare i tempi». Di chi sono le responsabilità di questa situazione? «Non posso dire di chi siano le responsabilità e sicuramente non sono solo di D’Alfonso, che è uno dei tanti», risponde Costantini, «tra l’altro è una questione di competenza del consiglio regionale. Le zone interne non vedrebbero di buon occhio la nascita di una città di 200mila abitanti, che sarebbe catalizzatore dell’intera regione. La Nuova Pescara sarebbe un’esperienza unica e formidabile, sarebbe anche una rivoluzione culturale: i cittadini sono pronti e sono avanti rispetto alla politica; è la politica a non essere pronta. Perfino l’Università di Bologna ha studiato e approfondito questo caso e noi non abbiamo consapevolezza del risultato gigantesco che abbiamo in mano». Contro la mancata costituzione della Grande Pescara si è fatto sentire anche il segretario dei Radicali Abruzzo, Alessio Di Carlo, che ha attuato uno sciopero della fame, andato avanti per 19 giorni. «Continuerò a vigilare sull’operato della Regione», sottolinea , «in particolare fino al 30 gennaio, data entro la quale il governatore D’Alfonso si è impegnato a presentare la propria proposta, per verificare che quanto emergerà non contenga escamotage per protrarre l’iter di istituzione”». In realtà una proposta di legge per la fusione c’è e a breve dovrebbe essere esaminata dalla competente commissione del consiglio regionale. Il primo firmatario è il consigliere M5s Riccardo Mercante. «Il dibattito sul sì o no alla fusione ormai è superato, non è più questo il punto, i cittadini si sono espressi», dice il consigliere regionale pd, Camillo D’Alessandro, «ma bisogna capire come procedere, quale sia la strada migliore. La legge del M5s è un salto nel buio ed è un attacco pesante ai diritti di altri 302 Comuni, perché si dice che ogni volta che c’è un finanziamento lo deve prendere la Nuova Pescara e che nella programmazione si deve tenere conto sempre della Nuova Pescara. Così come è concepita la legge non può essere approvata». Punto e capo? «Noi in maggioranza, anche con il contributo di studiosi ed esperti esterni, stiamo ragionando e raccogliendo informazioni, ma la corsa al voto sarebbe un errore clamoroso» risponde D’Alessandro: «I cittadini hanno dato l’indirizzo, ma non hanno detto come procedere e su questo bisogna lavorare bene. Se invece si vuole fare una corsa al voto solo per poi dire che la maggioranza è contraria alla volontà popolare», conclude, «allora questo è un gioco della politica». Morale: la Nuova Grande Pescara continuerà ad aspettare. RIPRODUZIONE RISERVATA

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