Più che D’Alfonso, mi delude la comunità che non si indigna

Non mi delude D’Alfonso, che da sempre alimenta il suo agire politico/amministrativo con interpretazioni molto “elastiche” delle leggi.
Mi delude chi, anche all’interno della sua coalizione e del suo stesso partito, non si indigna per il disprezzo che ieri ha manifestato nei confronti dei cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore, che il 25 maggio hanno detto sì al referendum sulla fusione.
Chiunque abbia votato sì al referendum dovrebbe sentirsi personalmente offeso.
E credo debbano sentirsi offesi anche Renzi e Del Rio, che tanto impegno hanno profuso negli ultimi mesi a favore del processi di fusione di Comuni.
La verità è che siamo tornati nel clima degli anni 2003-2008, nei quali ad una sola persona era permesso tutto ed il contrario di tutto.
Da quello che leggo, a Pescara sembrano persino ricomparsi i benefattori che sborsano “disinteressati” migliaia di euro per gli eventi di fine anno.
Sui cellulari sono ricomparsi migliaia di inviti alle sue manifestazioni.
Al telefono sono riprese le telefonate di chi ti chiama personalmente per partecipare, per suo nome e conto, agli eventi.
E verosimilmente sono anche riprese le file di chi si aspetta un piacere, un incarico, un lavoro o altro.
Dunque, non mi delude D’Alfonso (anche perché per essere delusi, bisogna aver riposto prima una qualche aspettativa).
Mi delude chi pensa (o finge di pensare, per convenienze proprie) che il modello di comunità e di convivenza civile e democratica che D’Alfonso vuole imporre all’Abruzzo sia adeguato alla drammaticità del momento che stiamo vivendo.

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