L’appello della CNA per la Grande Pescara

Di seguito trascrivo l’intervento della CNA Abruzzo a sostegno della “Grande Pescara”:

 

«Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha la grande opportunità di avviare un processo di razionalizzazione dell’assetto territoriale abruzzese, forte di un pronunciamento popolare che il 25 maggio scorso, attraverso un referendum consultivo, si è espresso per l’unificazione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore». Lo afferma il direttore della Cna di Pescara, Carmine Salce, secondo cui «se è apprezzabile il sostegno offerto pubblicamente dal governatore della Regione a diversi progetti di fusione in discussione tra comuni minori – Alto Sangro, Val Pescara – a maggior ragione l’opinione pubblica regionale si aspetta ora una decisa azione del Governatore nei confronti di un processo di fusione che è già stato approvato a larga maggioranza dagli elettori interessati, e che vincola il percorso futuro».
Oltretutto, a detta di Salce, margini di discrezionalità, in questa vicenda, non sembrano possibili: alla luce della delibera 166/6 del 12 novembre 2013, del Consiglio regionale, che ha dato via libera alla consultazione referendaria, infatti, il comma 8 del testo stabilisce che, nel caso in cui “l’esito sia favorevole alla proposta, entro 60 giorni dalla proclamazione dei risultati, il Presidente della Regione presenta al Consiglio regionale un disegno di legge sull’oggetto del quesito sottoposto a referendum”.
Dunque, non paiono esistere margini per ripensamenti o dilazioni. «Perché – osserva il direttore della Cna pescarese – lo stesso D’Alfonso, proclamando il risultato della consultazione del maggio scorso, ora pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione, ne ha certificato il valore vincolante per l’amministrazione che presiede. Senza dimenticare i suoi recenti pronunciamenti sulla necessità di ripensare il territorio abruzzese e favorire la coesione». A vantaggio della creazione di un nuovo grande soggetto metropolitano dell’area adriatica, esattamente a un anno di distanza dalla storica delibera adottata a Palazzo dell’Emiciclo – conclude Salce – giocano evidenti fattori di risparmio e razionalizzazione della spesa pubblica, in un periodo di difficoltà devastanti per i bilanci delle amministrazioni locali. E insieme l’opportunità irripetibile di attrarre investimenti e dotazioni infrastrutturali tipiche delle grandi aree urbane».

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