8 Mar 2010
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Sabato 13 marzo sposteremo la protesta dall'Abruzzo a Roma. Nel video il mio intervento alla manifestazione di ieri, a Pescara.
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In poche ore, grazie alla rete, ai movimenti, alle associazioni ed ai partiti del centrosinistra siamo riusciti ad organizzare una grande manifestazione di protesta contro il decreto salvaliste e contro l'ennesimo tentativo di uccidere la democrazia in Italia.
Sabato 13 marzo sposteremo la protesta dall'Abruzzo a Roma.
Nel video il mio intervento alla manifestazione di ieri, a Pescara.
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DALL'ABRUZZO A ROMA, UNITI A DIFESA DELLA COSTITUZIONE
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Dal centro di stamattina Prg di Giulianova sotto inchiesta.Vuoi
vedere che l'assessore all'urbanistica dell'idv di giulianova che fu cacciata dal sindaco mastromauro ed in seguito abbandonata dal suo stesso partito,aveva ragione ad opporsi alle irregolarita del prg.Come disse il consigliere eletto nella lista idv di giulianova in una conferenza stampa ed anche lui abbandonato dal partito per il quale aveva raccolto molti voti,il tempo e galantuomo,e la verita verra a galla.Spiacente caro Carlo ma i tuoi colleghi di partito a giulianova hanno sbagliato tutto.
L’ultimo scritto di don Gianni Baget Bozzo
Così Dossetti trasformò il solidarismo cristiano in ideologia politica
“Il secolo futuro sarà il secolo in cui la chiesa non si accorderà con i Prìncipi o con i Parlamenti, ma si accorderà con le grandi masse popolari”. Era il 21 marzo 1947 e Giuseppe Dossetti finiva tra “vivissimi applausi e moltissime congratulazioni” il suo intervento alla Costituente, citando una frase pronunciata sessant’anni prima dal cardinale James Gibbon, arcivescovo di Baltimora. Quell’accordo tra la chiesa e le masse popolari, quel “crogiuolo ardente e universale” è il centro di tutta la visione politico-religiosa del “monaco principe” Dossetti, attraverso di lui essa si incide in modo indelebile nella Costituzione repubblicana e, da lì, condiziona in modo inesorabile la storia politica e persino lo sviluppo economico dell’Italia repubblicana.
Tutte cose che Gianni Baget Bozzo aveva già capito decenni fa, quando nel suo “Il partito cristiano al potere” (1974), riconosceva come decisiva l’impostazione data da Dossetti alla Carta fondamentale: “Andavano escluse sia la versione sia la visione individualistica che quella totalitaria… Dossetti affermava la necessaria socialità di tutte le persone destinate a completarsi e a perfezionarsi a vicenda mediante una reciproca solidarietà spirituale ed economica”. Una visione di sintesi che andava oltre il solidarismo tipico della dottrina sociale cattolica, pur rimanendo formalmente opposta al collettivismo comunista, eppure imparentata in modo spurio con ambedue. L’ibrido spiritual-economico di Dossetti è tutt’uno con la sua mistica della Costituzione e con la sua visione poltica che vedeva nel “rapporto tra cattolici e comunisti la chiave politica della storia italiana”.
Non è per nulla strano, allora, anzi ha in sé un tocco quasi provvidenziale, che il primo scritto di don Gianni Baget Bozzo a venir pubblicato dopo la sua morte sia proprio un saggio dedicato a Dossetti, al suo mito costituzionale e a “quella sottile linea gnostica che era percepibile come il modo in cui Dossetti risolveva il conflitto tra cattolicesimo e modernità” e che colpì così tanto il futuro don Gianni da indurlo a trasformarsi dal “fervente dossettiano politico” degli esordi in “critico del dossettismo” per il resto della vita.
“Giuseppe Dossetti - La costituzione come ideologia politica” (Ares, 272 pp., 16 euro) è in realtà un libro scritto a quattro mani. L’altro (anzi, cronologicamente il primo) autore è Pier Paolo Saleri, saggista e collaboratore di Baget Bozzo, a cui l’idea di dare organicità a comuni e decennali riflessioni sul pensiero dossettiano (e la sua influenza fino all’oggi) era balenata per primo. “Lo scriviamo assieme! – gli rispose don Gianni – Facciamo nell’arco finale della vita quello che avremmo dovuto fare nel 1970”. Così nasce, tra fine 2008 e gennaio 2009, “in poco più di novanta giorni” questo scritto che è per certi versi l’estrema sintesi del pensiero politico ed ecclesiale di Baget Bozzo. “Costituzione e politica” nasce in realtà come sviluppo di una prefazione per lo scritto di Saleri, “Il monaco ‘Principe’”, in cui si affrontano Dossetti e il “dossettismo” nella loro storia fino alla nascita dell’Ulivo. L’originalità dei due testi, strettamente connessi, è di non fermarsi a quella che si potrebbe definire l’archeologia del problema politico italiano: il Dossetti costituente, il rapporto con la Dc, il Concilio, il Pci. Per Baget Bozzo invece il compimento del dossettismo avviene solo in anni recenti, attraverso l’Ulivo di Romano Prodi e per il tramite del magistero ecclesiale del cardinale Carlo Maria Martini: “Martini fu maestro nella chiesa italiana perché mantenne un linguaggio neutro nelle questioni che toccavano il rapporto tra chiesa e politica”, scrive. E in ciò “contribuì a disarmare la resistenza interna alla chiesa alla posizione dossettiana”.
Non è Martini a essere dossettiano, è Dossetti a sfruttarne il ruolo: “Fu una perfetta soluzione: un vescovo autorevole si differenziava dal Papa su tutte le questioni che erano storicamente conflittuali tra la chiesa e la società”. Martini “veniva dal mondo dell’esegesi biblica, dove l’accettazione del metodo storico-critico aveva condotto praticamente a una doppia verità: una verità per la scienza storica e una verità per la fede”. Se ciò accadeva in ambito ecclesiale, “era possibile applicare questa distinzione anche alla politica e pensare a una chiesa spirituale che si riconosceva come tale proprio dal fatto che non interferiva nella secolarizzazione della politica la conferma del proprio valore spirituale”. Sono le basi culturali dell’Ulivo. In cui il “concetto del sacro costituzionale”, il mito della Costituzione, “costituì il fascino”. Prodi ne sarà il perfetto interprete: nella sua figura di non-politico, figlio diletto della chiesa “spirituale”, quella nata dal Concilio nel lavoro di Dossetti.
La costruzione del mito dell’Ulivo (“Dossetti tenne a battesimo l’Ulivo piantandone uno a Montesole, come simbolo di unità tra cattolici e comunisti”) e la sua personificazione tecno-sacerdotale in Prodi sono per Baget Bozzo e Saleri il compimento del “fiume carsico”. Ma non di mera immaginazione simbolica si tratta: “Non si può dire quanto il gesto mitico di Dossetti di segnare Prodi come l’uomo della luce abbia contribuito a produrre nell’immaginario della sinistra l’immagine di Berlusconi come uomo delle tenebre”. L’uomo che non è nato dalla radice della Costituzione, l’uomo che ha prodotto per via consumistico-televisiva la secolarizzazione dell’Italia, l’uomo che ha sfarinato l’identità economica del paese che nella visione costituzionale dei dossettiani era “soggetta a un controllo pubblico di tipo corporativo”. L’uomo che nella sua estraneità ontologica alla Carta fondamentale si sottrae alla Legge tout-court.
© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO
di Maurizio Crippa
Signori, credo che portare l'Abruzzo a Roma sarebbe un doppio colpo mediatico. Portare a Roma la gente con le carriole sarebbe estremamente efficace per smascherare questa commedia in cui l'icona sostituisce la realtà dei fatti.
Con tutta la mia stima.
Forse il PD ha ragione quando dice che non se la devono prendere con Napolitano.
In effetti la colpa non è sua ma di chi a quel posto ce lo ha messo, nonostante la venerabile età ed i tanti anni anni con la poltrona attaccata al sedere.
Ha fatto di tutto per discreditarsi e calpestare la Costituzione e la Democrazia.
Ancora oggi afferma che “il paese crede nella Costituzione”;si appiglia a questa frase e non specifica a quale paese si riferisce. Noi non facciamo parte del paese dei mafiosi, dei corrotti, dei condannati e dei ladri; noi ci sentiamo scippati, delusi, disgustati.
Se il capo del governo oggi è quello che è non lo è certamente per meriti propri ma di tutto il centrosinistra che, PD in primis, non ha mai avuto veramente la voglia di contrastarlo e non lo ha fatto quando poteva. Io di politica ne capisco poco, così come ne capisco poco di sindacati; non ho mai voluto saperne per non scendere a compromessi con la coscienza e sul piano professionale ne ho patite le conseguenze, ma non me ne pento, sono rimasto pulito.
Ricorderai sicuramente quel giorno di gennaio 2008, quando sono venuto nel tuo studio per chiederti di farmi candidare alla circoscrizione Colli. Avevo deciso di scendere in campo per dare il mio modesto contributo ad un partito che ritenevo il più idoneo ( non il più forte) a difendere quelli che sono i principi di giustizia, legalità, onestà. A 60 anni avevo finalmente trovato il partito e capito che non ci si poteva sempre nascondere e criticare gli altri ma bisognava partecipare.
Alla circoscrizione non ce l'ho fatta per pochissimo perchè, con le disavventure note, abbiamo perso le elezioni e quindi ottenuto un solo seggio, ma ho dato il mio contributo riuscendo a prendere 149 voti, compreso il mio. L'obiettivo minimo l'avevo raggiunto, convincendo tanta gente a votarci ( nemmeno un cugino di ventesimo grado perchè a Pescara non ho parenti).
Oggi , sempre per colpa del PD, abbiamo perso la regione ed i motivi li ho capiti perfino io. Auguriamoci di limitare i danni ma i risultati sono davvero neri; a coloro che non si sono recati alle urne auguro un pentimento vero!
Con questo PD che ancora oggi difende Napolitano non si va da nessuna parte e l'appoggio alla candidatura della Bonino nel Lazio fa capire come sta messo il PD, incapace di esprimere, come altre volte, una degna candidatura. Finchè ci sarà gente come D'Alema ( figuraccia di merda in Europa e Puglia), Fassino, Marini, Prodi, Veltroni, Bassolino, Iervolino, ecc. non c'è futuro.
Di Casini meglio non parlare; che vuoi sperare da uno che è riuscito a stare per quindici anni con il dittatore ed ora applica la politica dei tre forni.
Vorrei poter dire che la nostra speranza sono i giovani ma non posso perchè non ci credo.
A parte poche eccezioni sono tutti uguali, compresi i miei figli; il futuro non è la loro aspettativa.
Sarà pure per colpa nostra perchè glielo abbiamo scippato, ma non noto voglia di riprendere in mano il loro destino.
Ieri sera a piazza Salotto avevo i piedi congelati, come tutti credo, ero stanco perchè in mattinata avevo fatto la mia consueta maratona pedonistica di dieci chilometri, ma non ho mollato fino alla fine. Vedevo passare gruppi di ragazzi in continuazione ma nessuno si fermava, neanche solo per curiosità. Mi era venuto in mente di fermarli e chiedere loro perchè non sentivano il desiderio di partecipare, perchè non si rendevano conto che noi eravamo lì soprattutto per loro, ma poi ho desistito, anche per evitare di prendere qualche ceffone.
E' questo ciò che mi fa temere per il futuro; non c'è alcun desiderio di lottare e questa rassegnazione non ci porterà tanto lontano.
A noi quindi il dovere di fare tutto il possibile per aiutarli.
Ho letto sul tuo sito che sabato 13 ci sarà l'autobus per Roma. Sarò naturalmente presente alla “chiamata alle armi” (non ho fatto neanche il servizio militare) come le altre volte, salvo imprevisti dell'ultima ora e faccio un appello caloroso a tutti nel dare la propria disponibilità.
Per ultimo ti prego di dare seguito a quello che ti ho proposto ieri sera in piazza.
Seguiamo l'esempio di Mancini che portava al collo una sciarpa con i colori della bandiera italiana.
Almeno nei consigli regionali, comunali, circoscrizionali ed altre occasioni, ma soprattutto in parlamento sarebbe bello vedere tutta l'opposizione con la sciarpa tricolore manifestare il suo attaccamento alla Costituzione ed alla Democrazia, che mai come ora vengono quotidianamente calpestate.
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