27 Dic 2009

SUL DPEFR AZZERATO IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI

E’ un modo di procedere inaccetabile, che l’Abruzzo e’ stato costretto a subire da Bertolaso e Berlusconi in occasione dell’evento eccezionale del terremoto, ma che ora Chiodi vuole trasformare da eccezione in regola.
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Domani Chiodi, con il voto sul documento di programmazione piu’ importante per la gestione di una Regione, pretendera’ di azzerare il ruolo degli Enti Locali abruzzesi.

Il Sindaco de L’Aquila, il Presidente della Provincia de L’Aquila, cosi’ come gli altri presidenti di provincia e gli altri sindaci di citta’ capoluogo – che per legge avrebbero dovuto esprimersi sul dpefr in sede di Conferenza permanente Regione-Enti Locali, fornendo il loro essenziale contributo di proposta - ed i rappresentanti dell’ANCI (Comuni) e dell’ UPA (Province) non hanno avuto neppure la possibilita’ di leggerlo.

Il documento doveva essere approvato dal Consiglio Regionale entro il 30 giugno, 4 mesi prima del bilancio e della legge finanziaria.
Chiodi lo ha invece proposto per l’approvazione al Consiglio Regionale l’11 dicembre (venerdi’), alcune settimane dopo l’approvazione in Giunta del bilancio e della legge finanziaria, facendo convocare la Conferenza permanente Regione-Enti Locali per il 14 dicembre (lunedi’), nonostante per legge il termine per l’espressione del parere fosse di 10 giorni.

La conseguenza inevitabile e’ stata che il 14 dicembre i protagonisti della Conferenza Regione-Enti Locali erano tutti assenti e che il dpefr andra’ in aula domani senza il confronto ed il contributo essenziale dei protagonisti della vita sociale, economica ed amministrativa della nostra Regione, i Sindaci ed i Presidenti di Provincia.

Non e’, quindi, una questione di forma, ma e’ una questione di sostanza, che tradisce non solo l’incapacita’ di Chiodi e della sua maggioranza di rispettare le leggi, ma soprattutto l’insofferenza rispetto a qualsiasi processo di partecipazione democratica e di condivisione reale delle scelte piu’ importanti, dalle quali dipende il futuro stesso della nostra Regione.

Cialente e Pezzopane, ad esempio, saranno costretti a subire decisioni che interesseranno pesantemente i territori terremotati senza aver potuto aprire bocca nella sede preposta della Conferenza permanente Regione – Enti Locali.

E’ un modo di procedere inaccetabile, che l’Abruzzo e’ stato costretto a subire da Bertolaso e Berlusconi in occasione dell’evento eccezionale del terremoto, ma che ora Chiodi vuole trasformare da eccezione in regola, tra l’altro senza averne ne’ i poteri, ne’ le capacita’, visto il vuoto assoluto di contenuti e di proposte concrete ed operative espresso dal suo dpefr.

Se poi qualche Sindaco decidera’ di contestare in sede giudiziaria la violazione di prerogative stabilite dalla legge, Chiodi si alzera’ e dira’ che anche in Abruzzo c’e’ chi vuole sovvertire le regole della rappresentanza popolare, impedendo a chi e’ stato eletto di governare.

Ha proprio ragione chi in Italia da anni sostiene che il “berlusconismo” ed i “berluschini” sono a volte piu’ pericolosi per la democrazia dello stesso Berlusconi.




I vostri commenti

Francesco Di Tommaso aanota che >.
Ezio Bianchi aggiunge >.
Condividendo in tutto e per tutto queste affermazioni (ancora una volta) pongo un quesito retorico.
>
Se si condivide la seconda ipotesi allora non resta che mettersi al telefono, contattare i rappresentanti locali del nostro partito e tutti quelli di tutti i partiti del centro-sinistra, scrivere una lettera a tutti i sindaci e presidenti di provincia, organizzare una serie di assemblee territoriali con amministratori e politici, poi un’assemblea regionale, denunciare alla magistratura ordinaria il Presidente Chiodi (abuso d'ufficio), valutare l’esistenza di altri reati. Insomma al rapinatore non si segnala la violazione della legge, non lo si richiama al rispetto delle norme.
O ci si fa rapinare (a occhi bassi e tremando per la paura), o si chiama la polizia, o in caso di pericolo di vita si utilizzano le mani o, se è possibile disporne, si usano le armi. Il resto è retorica, che non ci porta un voto.
Vuoi vedere che dovremo giustificarci per gli intralci formali-burocratici che frapponiamo al tentativo di Chiodi di salvare l’Abruzzo (che gli sta a cuore più di ogni altra cosa, tanto che se non riesce nel suo intento è pronto a dimettersi senza indugi)?
“Chiagni e futti” questo è lo stile di Berlusconi. A Chiodi basta scimmiottarlo.

Pubblicato da: michele marino | 28 Dic 2009, 05:19 PM

Caro Carlo,
Francesco Di Tommaso sottolinea che >.
Da parte sua Ezio Bianchi annotache >.
Condividendo in tutto e per tutto queste affermazioni (ancora una volta) pongo un quesito retorico.
>
Se si condivide la seconda ipotesi allora non resta che mettersi al telefono, contattare i rappresentanti locali del nostro partito e tutti quelli di tutti i partiti del centro-sinistra, scrivere una lettera a tutti i sindaci e presidenti di provincia, organizzare una serie di assemblee territoriali con amministratori e politici, poi un’assemblea regionale, denunciare alla magistratura ordinaria il Presidente Chiodi (abuso d'ufficio), valutare l’esistenza di altri reati. Insomma al rapinatore non si segnala la violazione della legge, non lo si richiama al rispetto delle norme.
O ci si fa rapinare (a occhi bassi e tremando per la paura), o si chiama la polizia, o in caso di pericolo di vita si utilizzano le mani o, se è possibile disporne, si usano le armi. Il resto è retorica, che non ci porta un voto.
P. S. Vuoi vedere che dovremo giustificarci per gli intralci formali-burocratici che frapponiamo al tentativo di Chiodi di salvare l’Abruzzo (che gli sta a cuore più di ogni altra cosa, tanto che se non riesce nel suo intento è pronto a dimettersi senza indugi)?
“Chiagni e futti” questo è lo stile di Berlusconi. A Chiodi basta scimmiottralo.

Pubblicato da: michele marino | 28 Dic 2009, 05:12 PM

Caro Ezio Bianchi qui ci siamo già giocati tutto l'Abruzzo e con questa gente i comitati cittadini servono a ben poco!
Cari saluti!

Pubblicato da: Francesco Di Tommaso | 28 Dic 2009, 10:58 AM


Se andiamo avanti così ci giochiamo la città dell'Aquila, e non solo.
Qui abbiamo sperimentato che impedire la partecipazione è direttamente proporzionale alla non conoscenza del problema da trattare:
i disagi gratuiti arrecati a L'Aquila, non solo alle case o ai monumenti, ma anche ultimamente alle persone, sono il frutto specifico della arroganza del medico Bertolaso che ha mascherato così la mancanza di conoscenza del territorio, del sociale e della cultura locale.
Ha respinto ogni forma di partecipazione, rifiutando la preziosa collaborazione di chi, Comitati Cittadini e rappresentanti istituzionali, per tempo, a vario titolo, gli faceva notare le carenze e le insufficienze.
Ora stanno strumentalizzando la TV di Stato per convincere gli Italiani che qui tutto è a posto: intanto, per pararsi, rimane attaccato alla poltrona, e tenta di prorogare i metodi dell'emergenza nella ordinarietà passando consegne del metodo a Chiodi.
Se il Presidente della Regione assume gli atteggiamenti che tu dici c'è da pensare ad un disegno che va oltre, e forse è il caso che ci si decida tutti a prenderne atto.
Non si può gestire la ricostruzione come l'emergenza: è ora che sparisca la TV di Stato, è ora che lo Stato si ritiri, è ora che ci riprendiamo la nostra città: trovassero un'altra location per le rappresentazioni televisive, L'Aquila ha dato troppo.
Nel caso anche i nostri rappresentanti fossero, come i telespettatori, convinti che qui tutto va bene, segnalo l'articolo del 23 u.s. di Michael Kimmelman, del New York Time, un giornale liberal americano che vede i pericoli per L'Aquila di sparire "...non sarebbe la prima città italiana a non riprendersi dopo un terremoto..."
http://www.nytimes.com/2009/12/24/arts/24abroad.html?_r=1&ref=design

L'AQUILA:UNA CITTÀ ITALIANA PRIVATA DELLA SUA IDENTITÀ CULTURALE

che puoi trovare tradotto in italiano qui
http://www.scribd.com/doc/24544209/L-Aquila-una-citta-italiana-privata-identita-culturale-dal-NYT-Michael-Kimmelman


Penso che attivare la partecipazione dei cittadini sia a questo punto l'unico possibile antitodo all'istaurarsi di questi metodi fascisti e a cercare di salvare il salvabile a L'Aquila.

Ezio Bianchi

Pubblicato da: ezio bianchi | 27 Dic 2009, 08:17 PM


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"E’ un modo di procedere inaccetabile, che l’Abruzzo e’ stato costretto a subire da Bertolaso e Berlusconi in occasione dell’evento eccezionale del terremoto, ma che ora Chiodi vuole trasformare da eccezione in regola."
Leggi l'articolo completo: http://www.carlocostantini.it/2009/12/sul_dpefr_azzerato_il_ruolo_de.php
Visita il suo Blog: www.carlocostantini.it.
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